La street art porta colori e speranze anche in Afghanistan. Un paese che non è solo guerra, conflitti e discriminazioni. Uno spiraglio di luce illumina il cielo polveroso e plumbeo, troppo spesso sporcato dal terrore dell’ostilità. Ne parliamo attraverso la prima street artist donna di Kabul: Shamsia Hassani.

street art

Shamsia Hassani firma una delle sue opere d’arte

Il suo nome vuol dire “sole”. Classe 1988 è la prima artista afghana che ha il coraggio di regalare al suo popolo squarci di colore e di arte attraverso graffiti rubati al tempo e alla violenza di cui è potenziale vittima.
Il tempo a sua disposizione per creare e trasformare pareti altrimenti spoglie è molto limitato come la sua libertà di espressione, ma Shamsia insiste, crede e porta avanti il suo progetto. Coraggio e determinazione le hanno dato la spinta per cominciare a studiare nel 2006 presso la Facoltà di Belle Arti all’Università di Kabul e da allora non si è più fermata.
L’approccio con la street art è stato casuale: un seminario tenuto a Kabul da uno street artist inglese, Wayne “Chu” Edwards è stato l’input che l’ha spinta all’arte di strada, con la possibilità di portare arte nelle zone del degrado provocato dalla guerra e dai bombardamenti e in una società non avvezza ad ammirare e apprezzare l’arte in generale. La portata del progetto e le intenzioni sono notevoli, ci affascinano e ci commuovono come lo spuntare di un fiore nel deserto.

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Il popolo afghano ha bisogno di rimuovere dalla propria mente i ricordi dolorosi e angoscianti degli attacchi e l’arte può assolvere in parte a questo compito.
Attraverso gli acrilici e le bombolette spray di Shamsia, le periferie di Kabul prendono il colore dei burqa, color cielo, simbolo di libertà. Le donne col velo, dipinte sui muri simboleggiano la libertà di cui il popolo ha sete, sono immediate e dirette molto più delle parole: le donne velate, in veste moderna e proiettate sulla strada, sono un monito e un incoraggiamento per le donne ad aprire le loro menti, contro l’ignoranza dominante.

 

Emblematico tra i suoi graffiti è la donna col velo seduta sui gradini di un edificio distrutto: possiamo leggere incertezza, come la posizione della donna nella società, ma anche tenacia nell’atto di restare seduta ad aspettare il momento opportuno per salire quei gradini e affermare il proprio ruolo, ancora negato e spesso mortificato.
Se l’arte è comunicazione, rottura con gli schemi, sperimentazione, apertura e arricchimento, Shamsia afferma tutto con assoluta certezza e vola alto il suo progetto. A lei tutta la nostra ammirazione.

 

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